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Dentro i miei versi
di inchiostro fresco
talvolta incrostato
ho inciso anime.
mea culpa:
ho concesso l'eternità
e il mio sentire
tutto d'un fiato.
E io?
Trema la penna
nello scrivere d'amore
a colmare righe, versi e strofe
dove si riversa il dolore
di una vita mai avuta
o una carezza lontana.
Io vi ho resi immortali
in una tacita promessa,
eclissato il mio io
per illuminarvi
d'adulazione quasi sincera.
Ho sfiorato i margini della solitudine,
come spine pungenti di rose
e fuoco rovente
sul palmo infreddolito.
Sciocca poetessa
se d'illusione riempi le notti
di legami eterni vai ciarlando
come se conoscessi l'ancestrale rimedio,
se nel tuo letto senti la quiete
cupa quanto il tuo corpo
in carestia d'affetto
dimmi cosa ti aspetti
che qualcuno ti renda musa?
Che sia tu per una volta
l'immortale e non la maga?
Che sia tu il corpo cinto
e non le braccia che cingono?
Sciocca poetessa
vado ripetendo:
a te il compito di amare
e agli altri l'essere venerati
dalle dolci parole
che albergano in te,
eppure l'occhio scruta
il tuo supplizio radicato
desideroso di considerazione
assedio del cuore
veleno della psiche.
Infetti i soavi versi
che cantano di devozione
macchiandoli di colpa.
Devi adempiere al tuo compito
e non lasciarti travolgere:
tu sei l'artefice e mai l'artefatto
sei il romanziere e mai lo scritto
sei l’ape e mai il miele
sei il mezzo e mai il fine
sei la madre e mai la figlia.
Sciocca poetessa
vogliosa di valicare confini,
il tuo ruolo è uno e uno soltanto:
non attendere invano
ciò che è tuo compito dare,
Ricorda.